Il Movimento Umano

IL MOVIMENTO UMANO

Per definizione, il movimento umano consiste nell’azione, il fatto di muovere o di muoversi, sia come mossa (o gesto) di tutto il corpo, sia di una parte di esso.
Il concetto che solitamente abbiamo sul movimento, è di un qualcosa di semplice e istintivo.
La stragrande maggioranza dei gesti che compiamo durante il giorno sono automatici, riflessi.
Guidando la macchina nessuno pensa a tutte le azioni che il nostro corpo svolge per mettere in moto il veicolo, spostarsi nel traffico o parcheggiare.
In realtà, tutto ciò deriva da una straordinaria complessità d’interazione e coordinazione tra più sistemi, capaci di farci rendere il tutto estremamente spontaneo.
Tramite la sommatoria combinata di ogni singolo gesto segmentario, il nostro corpo riuscirà a effettuare movimenti molto complessi come: il cammino, la corsa, il salto, ecc. (ricordandoci che per la quasi totalità della popolazione, sono spontanei).
Qualsiasi tipo di movimento riusciamo ad esprimere, viene svolto su i tre piani anatomici dello spazio (piano sagittale, frontale e trasversale).
Naturalmente, i movimenti effettuati, sia durante la vita quotidiana che durante le azioni atletiche, non riguarderanno quasi mai un singolo piano (cosa che avviene ad esempio lavorando sui macchinari di muscolazione), ma interesserà più piani congiuntamente.
Se pensiamo ad esempio all’azione del cammino, il movimento sarà svolto dagli arti inferiori e superiori lungo il piano sagittale, mentre il tronco si muoverà lungo il piano trasversale; il movimento sarà quindi multiplanare (uno dei pilastri fondamentali dell’Esercizio Funzionale®).
Il complesso meccanismo, capace di permettere il movimento, dipenderà dai sistemi scheletrico, nervoso e muscolare.
Ne va da sé che il mancato funzionamento, o il non corretto funzionamento di anche solo uno di essi, comporti delle importanti disfunzioni (anche una totale perdita delle capacità) di compiere un qualsiasi movimento, permettendoci, purtroppo, di capire che quello che prima era naturale e scontato, verrà trasformato all’improvviso in “impossibile”. In linea generale i movimenti possono essere classificati in 3 tipologie diverse:

  • movimenti volontari (diretti ad uno scopo, migliorano con la pratica);
  • movimenti riflessi (risposte rapide e stereotipate, in genere graduate dallo stimolo che le evoca);
  • movimenti ritmici (iniziano volontariamente, proseguono in maniera riflessa e terminano volontariamente).

In base alla modalità di esecuzione invece i movimenti vengono suddivisi in:

  • movimenti discreti: sono movimenti semplici di breve durata, hanno un inizio ed una fine bene definita;
  • movimenti seriali: uniscono insieme più movimenti discreti sempre con un inizio ed una fine;
  • movimenti continui: sono movimenti ripetitivi che continuano nel tempo ritmicamente anche con variazioni di ritmo.

Tutti i tipi di movimenti subiscono due tipi di controllo:

  • controllo fasico: attivazione temporanea per l’effettuazione di movimenti discreti;
  • controllo tonico: attivazione mantenuta nel tempo, allo scopo di stabilizzare le articolazioni.

Secondo J.C. Santana i 4 pilastri del movimento umano sono rappresentati da:

  • stare in piedi e camminare;
  • variare la posizione del corpo;
  • spingere e tirare;
  • movimenti di rotazione.

Perché un movimento possa essere eseguito in maniera efficiente, sarà necessario creare un programma motorio molto complesso caratterizzato da diversi contenuti rappresentati dalla conoscenza: di quali muscoli verranno coinvolti; in che ordine dovranno attivarsi; con quale forza contrattile; con che durata durante l’esecuzione del movimento.
Per consentire l’attuarsi di un movimento sarà necessario ricevere in maniera efficiente un determinato numero d’informazioni che il sistema nervoso elaborerà e trasformerà in atto motorio.
Le informazioni ricevute, potranno essere di tre tipi:

  • propriocettive: cioè quelle proprie del nostro corpo, come ad esempio la tensione esercitata dai muscoli;
  • enterocettive: quelle provenienti dall’interno del nostro corpo, come la sensazione di sete;
  • esterocettive: quelle provenienti dall’esterno del nostro corpo (contatto con una fonte di calore).

Il processo di apprendimento proposto da Meinel e Schnabel (1977) viene rappresentato in tre fasi:

  • Prima fase: denominata della coordinazione grezza, rappresenta il punto di partenza per apprendere un movimento, avviene attraverso la riproduzione di un gesto motorio eseguito da parte di un altro soggetto; un tipico esempio si ha quando l’allenatore spiega e dimostra come dovrà essere eseguito un movimento e l’allievo cercherà di riprodurlo;
  • Seconda fase (coordinazione fine): si ha quando il movimento, appreso nella prima fase, diviene automatizzato e dunque potrà essere svolto e ripetuto facilmente anche in condizioni sfavorevoli, come ad esempio la fatica;
  • Terza fase (disponibilità variabile): una volta che il movimento è divenuto automatizzato, la sua realizzazione sarà precisa e costante, potrà essere trasformato ed adattato a seconda delle esigenze.

Secondo Gentile (1987), invece, l’apprendimento motorio prevede due stadi. Nel primo  25 stadio, l’allievo cercherà di individuare i movimenti più appropriati per la riuscita del compito motorio; mentre nel secondo stadio, detto di fissazione/diversificazione, verrà ampliata la capacità di migliorare e sviluppare l’adattamento delle nozioni apprese e la consistenza nelle successive prestazioni.
Perché il controllo motorio possa funzionare adeguatamente, sarà necessario richiedere informazioni sensoriali.
Infatti, il sistema sensoriale fornisce una rappresentazione di ciò che ci circonda, necessaria per guidare i movimenti che costituiscono il nostro repertorio comportamentale, rappresentati dal mantenere la postura e l’equilibrio, muovere il corpo e comunicare.
L’informazione sensoriale è utilizzata per correggere errori, attraverso diversi meccanismi.
Principalmente vengono utilizzati tre modelli che rappresentano il ruolo svolto nel controllo del movimento da parte delle informazioni sensoriali:

1) circuito aperto: l’input sensitivo viene completamente ignorato, i comandi motori vengono strutturati fin dall’inizio, senza tener conto degli effetti che possono avere. Viene utilizzato nei movimenti balistici come, ad esempio, quando si schiva un pugno nel pugilato.

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2) circuito chiuso (feedback): in questo circuito il comparatore misura la differenza tra il gesto che si vuol compiere e quello prodotto. Se i valori non sono uguali, viene generato un segnale che modificherà l’attività dell’effettore. Un tipico esempio di questo circuito è l’adattamento e il mantenimento della postura.

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3) controllo a priori (feedforward): utilizza l’informazione sensitiva prima che il movimento venga eseguito, sfrutta quindi l’anticipazione del movimento che verrà svolto. Ad esempio, quando si corre verso una zona del campo sapendo che il compagno lancerà lì il pallone in quella direzione.

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Il ruolo esercitato dai muscoli nel movimento umano potrà essere di tipo:

  • agonista: per un certo movimento è il muscolo che esercita un torque in quella direzione. Normalmente esistono più agonisti che collaborano (co-agonisti);
  • antagonista: è il muscolo che esercita un torque in direzione opposta. Durante il movimento, soprattutto se eseguito rapidamente, l’antagonista si contrae per frenare e arrestare il movimento stesso;
  • sinergico: quando lavora insieme ad un altro muscolo. Questo termine indica il ruolo di muscoli che si contraggono durante un certo movimento. I sinergici possono svolgere funzioni di fissatore (quando l’azione del muscolo neutralizzatore serve ad annullare un’azione non desiderata dall’agonista o di un fissatore) o di stabilizzatore (quando l’azione del muscolo fissatore serve a bloccare uno dei due segmenti su cui s’inserisce l’agonista, in modo che la sua azione abbia effetto solo sul segmento desiderato).

Attraverso l’allenamento costante, finalizzato allo sviluppo della funzionalità fisica, l’organismo riceverà continuamente degli stimoli che nel tempo porteranno ad un adattamento e di conseguenza ad un miglioramento del movimento umano.

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